Levatelo dalla bocca quando COMUNICHI da Capo

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Levatelo dalla bocca quando COMUNICHI da Capo

Di parole se ne dicono tante. Spesso consapevoli altrettanto spesso in modo reattivo, condizionate dal momento o da coloro che abbiamo di fronte.

Comunque sia le parole sono l’arma più potente che esista, capaci nel momento stesso che fuoriescono dalla bocca di far star bene o far star male le persone che ci circondano.

Quando poi queste persone che ci circondano sono i nostri collaboratori con i quali ho deciso, da Capo, di condividere almeno 8 ore al giorno (1/3 della giornata…), è necessario fare una riflessione di quali siano le parole da levare dalla bocca per creare un clima aziendale consapevole e profittevole.

Le parole che un Leader non deve usare nella sua comunicazione. Ognuno di noi ha un linguaggio acquisito nel tempo, è un’abitudine consolidata a cui non diamo peso sperando che vada bene.

Vediamo quali sono le parole nocive:

–        Colpa

Spesso diciamo che ci sentiamo in colpa, ma da Capo di sicuro abbiamo fatto sentire in colpa gli altri. La usiamo spesso e tanto più il ruolo in gerarchia è all’apice della piramide tanto più esce spontanea, anche se non siamo pienamente consapevoli delle ripercussioni di questa parola.

Far sentire in colpa gli altri implica che ci sia qualcosa di sbagliato nelle persone, che alcune delle caratteristiche delle persone, come persone, non sono adeguate; questo genera alle persone una profonda angoscia esistenziale.

Invece di cercare il colpevole, cerchiamo i motivi e parliamo in modo oggettivo piuttosto che soggettivo. “È successo che…”, “Il comportamento che…”, “L’episodio che…”, “La situazione da risolvere è…”  

–        Dovere

Siamo in tanti, figli della generazione di “Prima il dovere e poi il piacere”.

Vero anche che siamo, in questo momento storico, in un’altra generazione in cui viene “Prima il piacere e poi il dovere”.

Il realtà il “Dovere” è lo strumento più utilizzato per poi far sentire in colpa le persone.

D’altronde basta che le persone non facciano quello che devono, che il dito puntato è gratis.

Il senso del dovere ci fa comportare come dei robot automatizzati. Ci spinge, ci costringe a fare qualcosa che non vogliamo.

La soluzione è appunto quella di sostituire la parola “dovere” in “volere”, “potere”, “fare”.

Ad esempio: “Devi portare a termine questo progetto” diventa “Voglio che tu porti a termine questo progetto” oppure “Puoi portare a termine questo progetto” oppure “Porta a termine questo progetto”.

Insomma basta un po’ di allenamento e la pillola va giù.

–        Impossibile

Io capisco che tutto ciò che non esiste ancora nella testa o nella realtà vuol dire che non è stato ancora realizzato. Tuttavia, se avessero pensato così quando c’era da andare sulla luna o inventare il cellullare in questo momento non saremmo arrivati neppure su Marte e non vivremo un mondo digitalizzato.

Essere realistici è molto importante, tuttavia, la parola “impossibile” non dovrebbe essere usata.

Meglio sostituire con “improbabile” perché  già con questa modifica si trasforma più in sfida che in rinuncia. Meglio ragionare in termini di probabilità che in termini di impossibilità. 

–        Fallimento/Fallire

Quante volte succede che in azienda o con il team di lavoro le cose non vanno come dovrebbero andare o come le avevi progettate.

Secondo me, la variabile è maggiore della certezza. Pertanto saranno di più le volte che non sono andate come da programma. Ma, da qua a parlare di fallimento, in una mega generalizzazione mi sembra un tanto eccessivo.

Il fallimento in sé non esiste, il vero fallimento è non capire nulla e non imparare nulla da come vanno le cose.

Parliamo in termini di esperienze e non di fallimenti o di sconfitte, ESPERIENZA.

–        Problema

La parola che “adoro” di più per l’uso/abuso che le persone ne fanno. Parola che più di altre mi sono divertito ad eliminare nella mia azienda…”problema”.

Parola che associamo a qualsiasi tipo di ostacolo di difficoltà. La nostra testa ha un semaforo rosso rispetto a questa parola perché ogni volta che ci viene pronunciata, al solo ascolto, iniziano a suonare nel cervello i campanelli di allarme.

Meglio parlare di sfide o di situazioni da risolvere. Ricordo le frasi di alcuni impiegati. “Loris, abbiamo un problema! Non ci rispondono al telefono”. Ma, Per favore…!!!

Siamo seri e diamo la giusta proporzione quando le cose devono essere definite con il termine “Problema”. Problema è qualcuno che sta in ospedale o chissà quale altro malanno.

–        Sempre/Mai/Ogni volta

Parole FERME, che trasmettono visioni rigide e che piazzano un bel muro sulla porta e che impediscono di intravedere nuove opportunità o possibilità.

Sono parole che non si adattano alla realtà in quanto quest’ultima è in continuo cambiamento. Proprio la resistenza a quest’ultimo ci porta ad utilizzare queste parole.

Se poi pensiamo che una cosa non accadrà MAI…quale stato d’animo vado a generare? E chi si muove se è MAI?

Meglio darsi dei contesti temporali certi di verifica e non avverbi di tempo come questi che abbracciano passato/presente/futuro.

–        Un giorno…/Domani…/Più avanti…/Non adesso…

E tutti i modi di dire figli del “non lo faremo mai, mai più e mai altro”. Come la dieta del lunedì di non so quale settimana, quale mese e quale giorno. C’è chi è ingrassato mettendosi a dieta a parole…

Se sei una di quelle persone che dice sempre “un giorno lo farò”, con queste frasi stai trasmettendo ai tuoi collaboratori il virus più diffuso nella società moderna: la rimandite acuta, la procrastinazione.

Questo modo di dire spesso nasconde la paura, la paura di sbagliare, la paura a pensare Out Of The Box, l’insicurezza in se stessi.

Meglio parlare per date definite e riaggiornate almeno che tu non abbia messo in pausa la tua azienda.

–        Prova

Non si può provare a fare una cosa. O la fai o non la fai.

Prova a passarmi una penna oppure prova ad alzarti. Quale è il movimento che fai?

È un modo di dire ma, non ci fa mettere l’impegno al massimo tanto sto facendo una prova. Quindi…

Provare non costa nulla ma va fatto e non provato.

La realizzazione di un’impresa nasce da un sogno e dalla capacità di chi ha creato questo progetto prima nella sua mente e poi nella realtà. In particolare, dall’orgoglio e dalla valorizzazione di se stessi.

Un’iniziativa non semplice, ma se a guidare il Leader sono il talento, la creatività e la visione, anche i traguardi più difficili diventano possibili. Queste potenzialità sono in ognuno di noi e partecipando a questo talk-show educativo scoprirete come individuarle e renderle parte integrante della vostra vita per raggiungere grandi obiettivi.

Scopri quali sono gli ospiti di quest’anno dell’unico Talk Show Educativo, personalità di grande successo:

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Perché da Professionista a Professionista l’esperienza di altri arricchisce.

 Loris Comisso

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