“Ritorno al futuro” è il titolo di un film del 1985, simbolo di una generazione. Tornare nel passato, andare nel futuro per migliorare il presente con La DeLorean DMC-12. Che storia stra-ordinaria!

Questo articolo vuole essere un Ritorno al Futuro, andare nel passato, a frugare nel lavoro di altri, per recuperare quello che ci ha lasciato in eredità culturale; per poterlo applicare nel presente e generare un futuro più attraente nei nuovi modelli di Leadership.

Per tante buone ragioni, Abraham Lincoln, è considerato uno dei più grandi Presidenti nella storia americana, un Esempio.

Non è solo l’esempio incoraggiante di un Leader Assertivo, ma è soprattutto un essere umano di qualità, che merita di essere studiato. Grazie alla sua storia, sono stati scritti migliaia di libri, che raccontano vari aspetti della sua vita personale e professionale. A questo aggiungiamo pure gli spunti cinematografici, che hanno trovato massima esaltazione nel film “Lincoln” del 2012, diretto da Steven Spielberg. Quale miglior occasione per prenderlo ad esempio e ricavare dei suggerimenti utili dai suoi comportamenti. Sperando in una generazione futura di nuovi leader capaci di affermarsi.

Per me “Lincoln” è un film incredibile (me lo sto rivedendo almeno 2 volte all’anno…) e ha orientato il mio focus su alcuni comportamenti che sono l’esempio pratico di un Leader veramente influente.

Più di altri sono riuscito ad estrapolare 6 comportamenti, molto chiari anche nel film, che il Leader Lincoln ha avuto la capacità di utilizzare nel suo ruolo. Questi comportamenti vanno, a maggior ragione, considerati perché utilizzati in un contesto infelice e ad alto rischio; per chi ricorda qualche riga di storia, Lincoln si è trovato nel ruolo di Leader in una pagina degli USA costellata dalla guerra interna. Può e ci deve insegnare a noi, profani di contesti bellici o più complessi di quelli da lui vissuti, un ritorno alla leadership di allora.

D’altronde le cose che funzionano perché cestinarle? Meglio usarle.

1) Usare la narrazione per toccare il cuore

Nel corso del film, Lincoln cerca un equilibrio tra il suo desiderio di demolire la schiavitù, il suo ruolo di gestione della politica americana e il tentativo di porre fine a una sanguinosa guerra civile (fra l’altro, quest’ultima, teatro di discussione con l’amata moglie per via dell’ipotesi di reclutamento del figlio).

Ci sono momenti cruciali in cui oppositori o opposte fazioni sono, tra loro, in disaccordo su una serie di argomenti. Piuttosto che affermare semplicemente la sua posizione, il Leader Lincoln, usa la narrazione. Le storie che raccontava andavano da un racconto sul dipinto di George Washington, che veniva appeso in una dependance ad un argomento non correlato, agli Assiomi di Euclide. Utilizzava una vasta e molteplice serie di aneddoti o esempi.

Perché utilizzare questa strategia di comunicazione?

L’utilizzo di storie come tecnica di influenza, all’interno di qualsiasi gruppo o organizzazione, è un fattore determinante. Offre la possibilità, a chi ascolta, di connettersi e relazionarsi personalmente con le informazioni. Inoltre, il punto di vista è trasferito al proprio interlocutore con una modalità che non è conflittuale, ma ironica e personalizzata.

Di solito, quando tentiamo di influenzare gli altri entrando in sintonia con l’argomento che stiamo proponendo, il rischio è di diventare e usare toni troppo seri. Il Presidente Lincoln aveva capito che, in un ambiente conflittuale e tremendamente serio, un simile atteggiamento non avrebbe provocato alcun cambiamento positivo. Le sue storie arrivavano sempre con un finale definitivo, collegando la decisione a una situazione molto analoga che si era già verificata. Per non parlare del fatto che, suscitare risate da parte dei tuoi pari, rafforza il loro consenso. È molto difficile essere efficaci se si perde il favore della propria rete di follower.

2) Ascoltare gli altri e poi decidere

All’inizio del film, c’è una scena in cui Abraham Lincoln e il suo gabinetto stanno discutendo la possibilità di attaccare Fort Wilmington, che era un modo per prendere Richmond e finire inevitabilmente la guerra.

Come Leader di quella squadra politica, Lincoln si sedette e ascoltò con molta attenzione, mentre i suoi colleghi, membri del gabinetto, esprimevano le loro opinioni sul futuro della guerra. Ogni persona nella stanza era certamente qualificata per far parte di quella conversazione.

Alla fine, Lincoln parlò restringendo e orientando i loro ampi punti di vista e di opinioni, verso una visione ottimizzata e prevedibile. Un punto di vista diretto, che fosse in linea con i suoi obiettivi personali.

Che si trattasse del suo gabinetto, dei direttori delle campagne, dei familiari, dei soldati dell’Unione, dell’assistenza o dei colleghi politici, Lincoln ha sempre tenuto molto aperto l’orecchio, per poi orientare gli altri. Per condurre quelle persone con successo, ha dovuto ascoltare attentamente le opinioni degli altri. Ma non ha mai lasciato che qualcun altro prendesse le sue decisioni per lui. Sebbene a volte le voci degli altri potessero essere molto rumorose e molto persuasive, alla fine ha preso le decisioni di sua spontanea volontà. Lui decideva e se ne assumeva la responsabilità.

3) Visione ampia

Molti dei più intimi confidenti di Lincoln volevano mettere da parte la Proclamazione dell’Emancipazione e il famoso 13° Emendamento. Ritenevano che, la fine della guerra fosse più importante. Il Leader Lincoln, grazie ad una visione più ampia, trovò che la vera guerra fosse la guerra alla dignità umana. Voleva l’intero pacchetto: porre fine alla schiavitù e porre fine alla guerra.

Lincoln stava prendendo in seria considerazione gli effetti a lungo termine dei loro sforzi al Congresso. Mentre la maggior parte delle persone vedeva proprio dietro l’angolo la possibilità di porre fine a una sanguinosa guerra tra gli Stati. Era una questione di dove posizionare il proprio sguardo nella linea temporale: a breve o a lungo termine? Ben pochi potevano immaginare un mondo senza schiavitù. Se ci pensi nemmeno oggi siamo del tutto in questa visione.

Tant’è vero che ad un certo punto uno dei protagonisti esterna il suo pensiero: “È l’emendamento o questa pace confederata; non puoi averli entrambi”

 Il lavoro di un Leader è quello di rendere l’impossibile possibile. Lincoln incarnava questo esempio. Qua, dal mio punto di vista, c’è il talento di un leader in termini di orientamento del gruppo, di filosofia della leadership e di capacità di influenzare gli altri.

Molto spesso, i leader esemplari adottano misure forti per difendere il beneficio a lungo termine di coloro che guidano, piuttosto che procurarsi il profitto a breve termine; indipendentemente dal fatto che i seguaci capiscano l’importanza di tali decisioni. I leader lo vedono, i follower hanno una visione più corta e più “Meglio l’uovo oggi che la gallina domani”, per poi rimanere senza uova nel lungo termine.

4) Nei momenti di crisi, meglio riflettere

A un certo punto della storia, Lincoln ha avuto l’opportunità di trovarsi al tavolo con tre delegati meridionali per avviare i negoziati di pace e poter porre fine alla guerra. Lincoln sapeva che se fosse stato disposto a portarli al nord per quelle conversazioni, avrebbe potuto benissimo spingere sull’acceleratore per deporre le armi. Ma, sapeva anche che finire in modo preventivo la guerra e invitare gli stati del sud a tornare al congresso, avrebbe potuto far svanire la possibilità di liberare la nazione dalla schiavitù. Lui voleva tutto il piatto, ricordi?

Essendo il comandante in capo con immenso potere (ad un certo punto sbotta nei confronti della moglie con questa frase…), era un momento di crisi; il tipo di decisione che avrebbe preso avrebbe potuto rompere la corda di una carriera e di una nazione. Per di più c’era la vita di giovani uomini in ballo. In quel preciso istante scelse di fare una cosa: riflettere in solitudine.

Per un uomo che teneva costantemente le altre persone al suo fianco per consigliare e guidare le sue decisioni era un fuori onda. Ma, sapeva che questa decisione era esclusivamente sua. Poteva solo arrivare a una conclusione con una mente chiara e una coscienza pulita. Da solo, perché quando si è Leader si è anche uomini soli.

Quando la decisione conta di più, quando i tempi diventano difficili, i migliori Leader trovano i loro privati momenti di riflessione.

5) Motivare gli altri senza scuse e senza usare la paura

Cosa succede con la mancanza di lungimiranza o certezza riguardo una situazione?

Quando non si ha la certezza del futuro la risposta a questa domanda è: nasce la paura. Paura dell’ignoto, paura del fallimento e paura del potenziale successo.

La storia di Lincoln ruota attorno al tentativo di sradicare la schiavitù negli USA. Un’impresa imprevedibile per qualsiasi politico dell’epoca. Senza certezza del successo politico, la paura e le scuse sono sorte in tutte le direzioni da collaboratori e antagonisti.

La paura è cresciuta e si è alimentata, tutti avevano una scusa per spiegare perché il cambiamento non poteva e non avrebbe avuto successo. Nel tentativo di influenzare gli altri alla loro ragione mossa dalla paura, i politici di allora hanno usato l’artiglieria di paura e carro armati di scuse. Ma la paura vince per un lasso di tempo definito tant’è vero che Scuse e Paure, nel film, risultano insoddisfacenti per far loro raggiungere i loro obiettivi disfattisti nei confronti di Lincoln.

Lincoln ha la capacità di trasformare la paura generata da chi lo circonda in speranza per il futuro. Per me è stato geniale!

Ai giorni nostri la paura regna sovrana. Così come tanti manager in azienda governano con la paura e infondendo la paura; che scarsità di leadership che ci ritroviamo ai giorni nostri.

La speranza e la positività sono forze molto più efficaci per motivare il comportamento umano in una direzione rispetto alla paura, alla negatività o alle scuse.

6) Rimanere fedeli alla propria etica

All’inizio del film, Lincoln razionalizza la sua apprensione sugli schiavi attraverso le particolari leggi statali in gioco. Ha pronunciato, “Se si chiama un uomo di proprietà, o contrabbando di guerra …”, quindi potrebbe giustificare la rimozione degli schiavi.

Non ha piegato i suoi principi etici, ma certamente ha lavorato all’interno delle strutture del periodo. Si è adattato al contesto esistente per rinnovarlo a proprio favore.

Al centro di ognuna delle decisioni di Lincoln c’era una piattaforma etica che poneva la dignità umana in prima linea al di là delle pressioni dall’esterno. Quello era il valore prevalente per ogni decisione. Centinaia di migliaia di vite sono state perse per combattere per quel principio. Tutto si riduce alla sua analogia sulla navigazione in una valle di paludi e fiumi: se si arranca senza considerare i dossi lungo la strada, sicuramente fallirai. Percorrere quella distanza potrebbe richiedere più tempo del previsto.

La leadership riguarda la navigazione di questi dossi e lividi in modo strategico, rimanendo fedeli al corso, consapevoli del prezzo da pagare. Una leadership strategica e non caotica o peggio ancora a caso.

Le modifiche avvengono in modo incrementale, passo dopo passo. Il cambiamento sostenibile è di natura etica. A volte dobbiamo scendere a compromessi, ma restiamo sempre guidati da scopi etici. Oppure niente compromessi.

Abbiamo bisogno di ESEMPI coerenti e concreti nel quotidiano, abili ad usare logica e follia creativa anche se esposti alla vulnerabilità della fallibilità umana. “Persone Speciali”, prima ancora che Capi.

Tutte le organizzazioni hanno bisogno di Leadership. Ne hanno bisogno per rafforzare l’identità, migliorare la cultura, creare senso di appartenenza, rendere le persone orgogliose e soddisfatte del proprio lavoro. Ne hanno bisogno, in particolare, quando sono chiamate a misurarsi con cambiamenti turbolenti e pressanti, le persone devono operare in condizioni di stress, il futuro appare incerto e minaccioso. Avere un pilota del futuro, risulta vincente.

A tutti noi, prima o poi, spetta il ruolo di Leader. Ci è richiesto di svolgere il ruolo di guida di qualcuno che a noi si affida e che da noi dipende. Con tutti, il senso della Leadership, consiste nel forgiare opinioni, desideri e priorità, all’insegna non di un “Io” potente ma di un “Noi” efficace.

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Grazie e Buona Giornata.

Loris Comisso